giovedì 13 giugno 2019

Tempi Duri, ovvero l'epopea della famiglia Rhodes, da Dusty a Cody

Tempi Duri, ovvero l'epopea della famiglia Rhodes, da Dusty a Cody
L'11 giugno 2015 ci lasciava Dusty Rhodes, "The American Dream", e, a distanza di quattro anni dalla sua morte, sembra quasi più viva che mai la sua eredità, grazie allo straordinario match tra i suoi due figli in quel di "Double or Nothing".

Quando ho conosciuto Dusty in WWF mi sembrava solo un tipo sovrappeso con un'accattivante musica d'ingresso e doti recitative fuori dal comune.

Purtroppo in WWF, vuoi per quel ridicolo costume nero a pois gialli, vuoi perchè divenne presto un personaggio quasi comedy o vuoi perchè Vince McMahon fa sempre così con chi è diventato qualcuno in altri lidi, non ottenne mai i successi che meritava e quindi per me era uno dei tanti. Arrivò poi suo figlio, ma il personaggio di Goldust interpretato per decenni si rivelò una corazza troppo pesante da portare per poter spiccare il volo verso i massimi allori.

Poi per fortuna arrivò l'era di internet, il servizio di Sky per vedere l'archivio storico WWE e infine il WWE Network. E allora mi si spalancò un mondo: Dusty Rhodes era colui che in NWA era stato leggenda, era stato l'uomo del popolo per il popolo, il lottatore nel quale l'uomo qualunque della strada si poteva identificare, oltre che un grandissimo lottatore. Uomo qualunque che, beninteso, non vuol dire uomo medio. Anzi! Le sue ambizioni e le sue qualità erano così fuori dal naturale, che, usando le sue parole (che sono tra le mie citazioni preferite in assoluto, non solo per quanto concerne il wrestling), poteva trovarsi a suo agio tra re e regine, come tra i diseredati abbandonati ai margini delle strade. Un uomo che aveva vissuto e poteva vivere ancora "Hard Times", ma li affrontava con lo spirito di chi viveva anche gli splendori dei riflettori e dei tappeti rossi. Un uomo, che in un periodo storico del wrestling che vedeva primeggiare spesso atleti ad alto tasso di steroidi, lo immaginavi attorno al fuoco con una birra in attesa che la brace fosse pronta per preparare la sua bistecca. Un uomo che avresti visto bene in un western di John Ford o di Sam Peckinpah, a volte solo, a volte alla guida di un gruppo di persone fuori dal tempo e dalla storia, come ne "Il mucchio selvaggio".

Ed ora la famiglia Rhodes continua la sua epopea: Dustin sta finalmente cavalcando libero per prendersi il suo ultimo scampolo di frontiera, mentre Cody sembra il figlio che ha ormai preso legittimo possesso di quella città, una volta ai margini del sogno americano e che invece ormai ne è così intrisa.

Saprà mantenerne intatto lo spirito primigenio del fascino della scoperta di territori inesplorati oppure il sogno americano, una volta raggiunto, si porterà via il gusto della prima sorsata di birra dopo una lunga cavalcata? L'AEW può essere il coronamento del sogno di Dusty e, in fondo, pure del nostro. Perchè, per quanto possiamo essere grati a Vince, quando nei western il ricco proprietario terriero viene messo in difficoltà dai cavalieri dalle lunghe ombre, tutti noi torniamo un po' bambini.

 "I have wined and dined with king and queens and I've slept in alleys and dined on pork and beans".

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