martedì 18 giugno 2019

In lode di The Ultimate Warrior

In lode di The Ultimate Warrior
Il 16 giugno avrebbe compiuto 60 anni James Brian Hellwig, conosciuto in tutto il mondo come The Ultimate Warrior. Il destino però ce l'ha portato via l'8 aprile 2014, dopo il weekend della sua introduzione nella WWE Hall of Fame e al termine di una puntata di RAW nella quale il Guerriero salì sul ring per pronunciare un inquietante discorso che, con il senno di poi, sembrava il suo testamento.

In questo articolo però non vi voglio parlare della sua carriera, della sua ascesa fulminea al ruolo di main eventer, del suo trionfo contro Hulk Hogan a WrestleMania VI che lo designò a volto della WWF per gli anni '90, di come la Guerra del Golfo lo privò del titolo e di come il suo carattere impossibile lo fece entrare in rotta di collisione con Vince McMahon e, di fatto, lo portò a sparire per sempre dal mondo del wrestling che conta. No, io qui vi voglio parlare di come The Ultimate Warrior è stato importante nella mia vita, tanto da avere il suo face painting tatuato sul mio braccio sinistro. Perchè fin da ragazzino io ho tifato per il Guerriero, nonostante tutti stravedessero per Hulk Hogan. No, Hogan non ha mai fatto decisamente per me: troppo buono, troppo puro, troppo invincibile, troppo americano, troppo dai buoni sentimenti e dal bene che trionfa in ogni caso sul male. Warrior non era così, Warrior non era nulla, in fondo. Warrior combatteva per se stesso e per i suoi spiriti, che non era ben chiaro se fossero in fondo dei demoni. Il suo personaggio era perfetto perchè non aveva bisogno di storie troppo elaborate, perchè il suo personaggio era già la storia, quindi era impossibile sbagliare con lui. Il problema è che dietro al personaggio c'era l'uomo James Hellwig e, probabilmente, i due non erano poi molto dissimili. Gli spiriti sul ring lo aiutavano e lo spronavano, mentre nella vita reale lo tormentavano e lo malconsigliavano. Del resto a chi, sano di mente, verrebbe mai in mente di sfidare sulla questione soldi Vince McMahon? E così il suo momento svanì dopo quel match meraviglioso contro "Macho Man" Randy Savage e da lì in poi non sarebbe mai più tornato. Mi viene in mente a proposito la frase di Sick Boy in "Trainspotting": "Beh a un certo punto ce l'hai...poi lo perdi. E se ne è andato per sempre, in ogni stadio della vita. Georgie Best, per esempio, ce l'aveva...e l'ha perso. O David Bowie, o Lou Reed".

Ecco, mi sempra possa calzare a pennello anche per The Ultimate Warrior. Con un carattere diverso forse parleremmo ora di un'altra storia, ma sarebbe stata altrettanto affascinante? La sua parabola così breve sarebbe stata allo stesso modo ricordata e celebrata se fosse stata spalmata su molti più anni? Francamente dubito che il suo personaggio sarebbe potuto invecchiare bene, non so perchè ma ho la sensazione che il Guerriero non potesse diventare vecchio sul ring (dove poi era tutto tranne che un fenomeno) e non avesse poi nemmeno molto da aggiungere nei suoi promo, nel lungo termine. Sono convinto che il Guerriero rappresenti una fase della vita di tutti noi nella quale si è meravigliosi e stupidi allo stesso tempo, si è coraggiosi ma pure incoscienti. Ed è per questo che ci manca maledettamente.

"I am The Ultimate Warrior, you are The Ultimate Warrior fans and the spirit of The Ultimate Warrior will run forever".


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